Canti popolari della Penisola Sorrentina

a Laura Celentano
di Meta
per la quale imparammo
quanto di greca umanità ci fosse in noi
quanto di disumano in Grecia

I Canti popolari della Penisola Sorrentina sono il mio tentativo di trovare una consonanza tra la ricerca nella memoria e la ricerca nel contemporaneo, mettendo insieme le tracce di un passato remoto (appena percettibili nel ricordo collettivo o sparse in fonti ottocentesche) con l’uso di strumenti e di paradigmi di lavoro che caratterizzano l’“oggi” (digitalizzazione, progetto aperto, piattaforme open-source, divulgazione social); questi ultimi non semplici accorgimenti strumentali ma scelte strutturali, nella speranza di riprodurre attraverso la coralità del lavoro di recupero la coralità originaria da cui questi Canti scaturiscono.

Al lavoro di recupero e digitalizzazione ne ho poi affiancato uno più personale di “traduzione” in lingua italiana, col quale mi sono proposto un duplice scopo: da un lato, fare in modo che questi testi siano appetibili ad un pubblico più ampio; dall’altro, dedicarmi ad un esercizio di approfondimento della lingua, dello stile e della cultura di cui i Canti sono espressione. Pensare la lingua dell’infanzia è un modo come un altro per regolare i conti con il Sé. Un altro modo è tradurla.

E se è vero che tornare a un luogo e un tempo lontani, ripercorrere a ritroso strade già “smarcate”, potrebbe passare per un movimento di ripiegamento su se stessi, è anche inevitabile che un certo immaginario, un certo repertorio simbolico, insomma un certo microcosmo, ciascuno di noi se lo porti dentro, ed è vano sperare di non doverci fare i conti: ne fanno parte le immagini, i suoni e gli odori dell’infanzia, ma più ancora le espressioni, i modi di dire, la struttura stessa della lingua ascoltata anzi assorbita da piccoli. Simboli immersi nell’esperienza linguistica originaria, simboli che germogliano direttamente dai fatti fondamentali della vita (l’eros, la morte).

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